3 domande a Mafe De Baggis su Social storytelling

3 domande a Mafe De Baggis su Social storytelling
8 Settembre 2014 Antonia Cosentino

mafe-de-baggis-circleIl 5 e il 6 novembre dieci cose farà tappa a Torino. Due giorni di full immersion per 8 argomenti e 7 relatori. 10 punti di vista pratici su ogni tema.

Mafe De Baggis  si occuperà di Social storytelling. Come farne parte senza rovinare la magia. In attesa di vederci a Torino le abbiamo posto 3 domande su ciò di cui ci parlerà.

 

 

1) Social storytelling: quanta magia e quanto calcolo?

​100% di magia e 100% non di calcolo ma di attenzione per ogni minimo dettaglio. Le storie sono oggetti fragili e potenti, sono mondi in cui vuoi restare a tutti i costi ma da cui basta un niente per essere espulsi. Il dettaglio più importante da calcolare: la buona fede e il coinvolgimento di chi racconta la storia, o meglio, parlando di storie collaborative, di chi inizia a raccontarla.

Mafe De Baggis @ dieci cose

 

2) Da dove cominciare? In un mondo pieno di storie, cosa rende interessante la mia?

​Ogni storia inizia in un mondo normale in cui succede qualcosa che ti impedisce di andare avanti come prima. Di solito non è qualcosa di bello, ecco: c’è un problema da risolvere, un amico da aiutare, una principessa da salvare. Il momento in cui il protagonista capisce che la sua vita è cambiata e che deve allontarsene per guadagnarsi il lieto fine è il momento in cui scegliamo se immedesimarci in lui/lei o no. Mi interesso a te e alla tua storia se il tuo coraggio è in armonia con il mio: non tutte le storie sono per tutti, per questo possono essercene tantissime. ​
Vale anche per le storie senza principesse: il “Think Different” di Apple o il “Just do it” di Nike sono tra le storie più potenti mai raccontate, così come è una narrazione immersiva #lavoltabuona di Matteo Renzi. Storie non vuol dire fantasie: vuol dire mondi in cui desideri entrare e fare la tua parte.

Mafe De Baggis @ dieci cose_3 _

3) È importante selezionare un pubblico di riferimento o è il mio racconto a selezionarlo di conseguenza?

Dipende da cosa intendi per “pubblico”: se è un target, è molto difficile adattare una narrazione a un insieme di persone accomunate da caratteristiche sociodemografiche. Tutti sanno, per esempio, che la narrativa “young adult” è apprezzata anche da moltissime donne adulte (e anche da diversi maschietti). Se per pubblico invece intendi una community, cioè un insieme di persone accomunate da una passione, un interesse, un linguaggio, la magia funziona in entrambe le direzioni: tu scegli il tuo pubblico – meglio ancora, il tuo “lettore” – e il tuo racconto lo troverà di rimando.

 

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