Partecipa a dieci cose – Digital Marketing Day 2017
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Ti sei mai fatto questa domanda? Probabilmente no, perché ormai diamo per scontato l’uso dell’hashtag e quindi non serve ragionarci. È vero, non esisterà mai un modo corretto, univoco, giusto, scritto nero su bianco nel “manuale del buon hashtag”. Questo post vuole solo spronare e dare delle indicazioni, non dei punti rigidi da seguire.
Gli hashtag non appartengono a nessuno su Instagram (e anche altrove) chiunque può usare quello che hai creato tu o può usarne uno a caso, fuori contesto e senza criterio.
Fermarsi un secondo a pensare come usare gli hashtag (oltre che a quali) può aiutare la tua presenza sul social soprattutto se sei una azienda.
Importante: alcuni di questi punti si intrecciano, non vivono vite separate. Inoltre nessuno, nemmeno chi scrive, è senza peccato: è solo grazie all’esperienza, l’osservazione e l’uso di Instagram dagli inizi (e quindi con hashtag messi a caso, ovvio) che certe idee e spunti sono maturate. A proposito: chi si ricorda di #iphonesia?
Ecco quindi alcuni spunti di riflessione e “risposte” alla domanda “A cosa servono gli hashtag su Instagram?”
A prendere qualche like in più
È la funzione primaria, la più utilizzata e anche la più inutile soprattutto se il vostro profilo è legato ad una attività aziendale. Avete presente quei muri di hashtag che contengono la qualunque? Bene, sono messi lì nella speranza che qualcuno, in quel momento, da qualche parte nel mondo clicchi su un hashtag (o ancora più remota come possibilità faccia una ricerca) veda la vostra foto, metta un like, vi inizi a seguire, diventi un vostro cliente.
È un percorso lineare che sta solo nella fantasia di qualche slide o di qualche post che rivela i segreti segretissimi di Instagram.
La realtà dei fatti è che mettendo un muro di hashtag otterrete qualche like in più e nulla più.
Il like come parametro qualitativo è il più grande bluff della storia dei social. Per cui quando ad una foto si accompagna una lenzuolata tipo #love #instawow #bellissimo #beauty #cool #ciao #qualunquecosa #awesome #life e via dicendo (qui esempi casuali) la sensazione che si produce è quella di chi vuole appunto mendicare qualche like e non vuole invece comunicare qualcosa attraverso le immagini, il testo e gli hashtag.
A fare spam
Esempio: sei alle Maldive e metti come hashtag #Milano; usi hashtag #nature e stai fotografando un piatto di pasta e via dicendo. Utilizzare hashtag fuori contento vuol dire fare spam, inondare un feed dove la tua foto è fuori posto. Lo scopo sarò appunto piazzare la tua foto in quel feed per ottenere qualche like in più.
È questo che vuoi?
A creare album tematici “tuoi”
La funzione album non è attiva su Instagram (non ancora almeno, arriveranno presto secondo me visto i nuovi profili aziendali, ma vedremo) allora creare un hashtag “univoco” serve a creare un feed di foto (di fatto un album) con contenuti, in teoria, riuniti secondo un criterio che chi usa l’hashtag dovrebbe tenere a mente.
Esempio? L’azienda XY decide di pubblicare una serie di foto nel tempo con dei ritratti dei dipendenti. Queste foto vengono pubblicate con l’hashtag #faccedaXY. Cliccando su #faccedaXY si creerà un feed con quelle foto e di fatto si è creato un album. Tranne che in casi di “spam”, o azioni mirate di User Generated Content, quell’hashtag non dovrebbe utilizzarlo nessuno, perché non avrebbe senso. E non dovresti utilizzarlo neanche tu in foto tue che non fanno parte di quel progetto.
Quindi, se (come è auspicabile) nella tua strategia ci sono delle storie tematiche, creare un hashtag “univoco” ha un senso e uno scopo ben preciso. Questo hashtag dovrebbe anche avere una sua visibilità all’interno della didascalia e non relegato a mattoncino in un muro inutile #.
Come detto sopra: non c’è possibilità che l’hashtag sia usato solo da te, dovrai quindi lavorare di fantasia per renderlo non appetibile.
A far rientrare una foto dentro un album/feed collettivo.
Esempio? Quando usate l’hashtag di una città in una foto che ritrae la città di Milano, in un particolare come in una panoramica. Ha senso mettere l’hashtag #nomecittà in una foto di persone dove non si vede nulla della città in cui è scattata? Secondo me no, perché quella foto non arricchisce l’album #nomecittà, e non arricchisce la tua foto, non gli da alcun senso se non quello di localizzarla geograficamente nella città dove è scattata. Se l’obiettivo è far sapere quello, suggerisco l’uso della geolocalizzazione.
A questo punto qualcuno leggendo potrebbe pensare che mettere #mare #sea #meer etc in una foto di mare può avere un senso: può avercelo certo, potrebbe avercelo avuto in passato ma oggi, con un livello di maturità della piattaforma molto avanzato, no. Perché non si fa altro che aumentare la visibilità della foto per prendere qualche like in più, ma di fatto che valore aggiunto porta l’hashtag #mare in una foto di mare?
A dare valore/significato ad una foto
Questa è la parte più bella e il punto di partenza: perché decido di rendere una parola della mia descrizione più visibile e “attiva”? Perché decido di usare un hashtag? Beh, il faro che illumina la strada dovrebbe essere questo: quest’hashtag da un valore e/o un significato in più rispetto alla singola immagine? Se sì ha senso, altrimenti forse no. Il bello di Instagram è che ha la parte più visibile (e anche più rilevante) nell’immagine, ma è col testo che si completa e che cambia la prospettiva. È spesso il testo a fare la differenza e nel testo, l’hashtag.
Quindi il consiglio è: surfare tra gli hashtag, studiarli, crearne di nuovi, cercare di ottenere il massimo in termini di significato dall’utilizzo dell’hashtag stesso.
A far notare una foto in raccolte create da altri
Beh sono di parte, avviso. Ma è per fare un esempio: se usi #whatitalyis lo fai perché conosci (al 99%) il profilo da cui nasce quest’hashtag, dalla mission del progetto (che è racchiusa in questa frase “look at the bright side of Italy through real stories”). Quindi vuoi inserire la tua foto nel feed/album collettivo che si trova su #whatitalyis. Se pensi che la tua foto possa esprimere quel concetto ha senso usarla.
Quest’hashtag, ma vale anche per altri simili, viene poi controllato da chi gestisce il profilo per selezionare storie interessanti da repubblicare, citando ovviamente l’autore.
Dicevo che sono di parte e quindi io uso spesso e spessissimo quest’hashtag ma ho iniziato, da qualche tempo, a questa parte ad utilizzarne altri simili per far entrare le mie foto in album/feed come #guardiantravelsnaps dell’omonimo account gestito dal quotidiano inglese The Guardian.
A creare album collettivi
In viaggio con amici, in un progetto a distanza, in una azione del brand con contenuti creati dalle persone legate al brand: l’hashtag scelto servirà a raccogliere quelle foto e creare un album/feed collettivo.
A grandi linee un hashtag serve a queste cose qui sopra: certo, si possono aggiungere delle cose e si può andare in dettaglio. Si può essere più o meno rigidi nell’uso e soprattutto si può cambiare idea. Non è una guida, non lo è definitiva e chissà che in futuro cambi.
Bonus track.
Che tu sia una azienda o un profilo privato: #non #serve #scrivere #così. Non serve a nulla: qualche like in più, e poi? Il consiglio è quello di utilizzare l’hashtag o gli hashtag con criterio, scegliendo quali, dando un perché e anche facendo un ragionamento inverso, ovvero: se utilizzo un hashtag xy e qualcuno che già mi segue ci clicca, troverà delle belle foto che son felice di fargli vedere o delle foto generiche?
2 Commenti
un buon articolo che ho compreso quasi tutto per la chiarezza e spero tanto lo leggano quelli che “accompagnano una foto con una lenzuolata di #!”; nell’esperienza che mi sono fatta sono quasi inutili ed ho notato che molti amatori di Instagram non li usano affatto e mi son sembrati più seri. Se posso, vorrei chiedere il senso dei ringraziamenti ai commenti, e con certa confidenza anche. Inoltre, sulla moda dei saluti al posto di una parola e o geolocalizzazione di una foto.





