In previsione della nostra prossima tappa torinese di dieci cose – il web in pratica dedicata al Social Advertising abbiamo rivolto 5 domande a Paolo Ratto, Rocco Rossitto e Rossana Cipolletta. Saranno loro, il prossimo 19 marzo, a fare il punto su come gira il Social Advertising sulle piattaforme di Facebook, Twitter e Linkedin.
1 • Che destino hanno i contenuti che non vengono veicolati a pagamento sui social?
PAOLO / In una strategia digitale che preveda l’ideazione e la pubblicazione di contenuti secondo un piano editoriale specifico, basato in primis su obiettivi e audience di riferimento, è impensabile oggi non soffermarsi sulle problematiche legate alla distribuzione dei contenuti stessi. I social network non garantiscono più (ma l’hanno mai veramente garantita?) una distribuzione organica che renda sostenibile quanto investito per produrre e pubblicare il contenuto. La distibuzione va pertanto supportata a pagamento. Il rischio altrimenti è pensare e pubblicare cose di valore che… non verranno mai lette.
ROCCO / Voglio essere drastico (lasciando quindi ampi margini di errore): non hanno futuro. Ovviamente esagero e generalizzo, poiché molto dipenderà da chi pubblica e da cosa pubblica. Ma se penso ad una pagina di una PMI italiana, adesso, per come stanno le cose, non vedo un gran bel futuro per i contenuti organici.
ROSSANA / In un sovraffollamento di brand e relativi contenuti come quello che stiamo vivendo sui principali Social Network, sarà sempre più difficile emergere senza il supporto di un investimento. Come in ogni buon piano di comunicazione/marketing, un mezzo non esclude l’altro, anzi è fondamentale trovare il giusto connubio tra investire ingenti budget attraverso azioni meramente promozionali e far scomparire i propri contenuti nei meandri dell’internet senza dar loro la giusta visibilità. L’unica cosa certa è che oramai tutte le aziende dovrebbero prevedere nel loro media plan una quota di budget da investire sui Social Network.
2 • Quando Linkedin, Twitter o Facebook come piattaforma per il Social Advertising?
ROSSANA – LINKEDIN / LinkedIn soddisfa le esigenze di 3 tipologie di figure: il disoccupato, il manager, HR.
È un canale B2C quando l’azienda lo sfrutta per ricercare personale, per il resto va considerato il canale social B2B per eccellenza. È il canale che trasforma il modo in cui un’azienda assume, stringe relazioni di business e vende. Rispetto a Facebook e Twitter ha costi più alti e questo fattore spesso frena il potenziale investitore, ma offre servizi ed opportunità totalmente differenti che non vanno sottovalutati. Basti pensare che chi investe su LinkedIn va a raggiungere l’audience più affluent, influential e educated dei Social Media. È sicuramente uno dei principali canali Social dove raccontare la propria identità, dove costruire la propria reputazione e dove fare business networking, che si tratti di individuo o azienda.
ROCCO – TWITTER / Esempio: quando il nostro principale competitors ha una buona presenza su Twitter. Altro: quando le persone a cui mi voglio rivolgere si trovano stabilmente o momentaneamente in una determinata area geografica (magari in occasione di un evento/manifestazione che dura per qualche giorno). La profilazione su Twitter non è avanzata come su Facebook, ma su alcune cose permette di avere degli slanci molto interessanti.
PAOLO – FACEBOOK / Facebook in Italia è IL social network. E comunque nessuna delle altre piattaforme può reggere il confronto per quanto riguarda quantità e trasversalità di utenza e profondità di profilazione. Inoltre la piattaforma pubblicitaria è un passo avanti ai suoi competitor anche per quanto riguarda le funzionalità offerte agli advertiser. Per quanto riguarda “quando, come e cosa”, non c’è che da sbizzarrirsi a livello strategico, ma solo ed esclusivamente dopo aver valutato in maniera approfondita il “perché”, ovvero l’obiettivo di ciascuna campagna pubblicitaria attivata.
3 • Twitter ads self, una novità già affidabile?
ROCCO / Affidabile per cosa? L’Adv su Twitter, ma in generale sui social, segue delle dinamiche diverse dall’advertising classico così come lo conosciamo nei (“vecchi” e “nuovi”) media. Tanto che appunto parliamo di “Social Advertising”. Allora dobbiamo puntare l’attenzione nel capire cosa veicolare a pagamento e come farlo per poi valutare se è affidabile o meno rispetto agli obiettivi.
4 • Quanto è diffusa nelle pmi italiane la consapevolezza dell’ utilità degli investimenti per la veicolazione dei contenuti su Facebook?
PAOLO / Devo dire che negli ultimi due anni ho assistito ad un progressivo aumento della consapevolezza nei confronti dell’utilità di investire in pubblicità sui social network e soprattutto su Facebook. Io stesso ormai, nella totalità dei progetti che seguo, prevedo sempre e comunque una parte di budget destinato alla promozione dei contenuti. Ai clienti alla fine interessano i risultati economici, il famigerato ritorno sull’investimento, e l’ads aiuta ad ottenere i primi risultati anche nel breve periodo ed in questo senso, può essere molto facile da accettare anche per gli imprenditori delle pmi.
5 • Tre ingredienti essenziali per la ricetta di un buon investimento su Linkedin?
ROSSANA / 1 • Avere ben chiari gli obiettivi che si vogliono raggiungere.
Sembra un punto banale e scontato, ma la mia esperienza lavorativa mi insegna che non è assolutamente così. Se lavorate in un’agenzia è quindi di fondamentale importanza essere sempre dei buoni consulenti per il cliente, consigliando la migliore strategia e ragionando insieme nel caso in cui non dovesse mostrare chiarezza nelle sue idee. Questo ragionamento vale a maggior ragione per LinkedIn, essendo un po’ più costoso rispetto ad altri canali social.
2 • Quando il budget lo permette non fermarsi soltanto alla parte self della piattaforma, ma approfondire anche gli altri strumenti messi a disposizione dal canale. LinkedIn non è solo Advertise, ma è anche Talent Solution e Sales Solution.
3• Una volta chiariti gli obiettivi e gli strumenti da utilizzare, dedicare massima cura all’impostazione della campagna curando ogni suo aspetto: testi, visual, eventuale landing page e target. Avete pochi secondi per ingaggiare la vostra audience e ciascuno di questi elementi più fare la differenza. Last but not least sappiate leggere i dati restituiti dalle vostre campagne e ottimizzatele in base a questi ultimi.
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Di questo e molto altro parleremo (e soprattutto “praticheremo”) a Torino il prossimo 19 marzo.






